Cip6. Una truffa da trenta miliardi di euro

Iniziamo subito col dire che il CIP6, responsabile, non unico, dell’elevato costo della bolletta energetica degli italiani è in via di abolizione. Tempi lunghi nel rispetto di tutte le cautele possibili, come si conviene quando a essere toccati sono gli interessi dei grandi operatori del settore energetico. Cos’è il CIP6? Nient’altro che una lontana delibera (1992) del Comitato Interministeriale Prezzi con la quale si intendeva favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Proposito lodevole, a parole, ma con un vizio di origine: a finanziare, con la bolletta, lo sviluppo delle rinnovabili sarebbero stati tutti i cittadini fruitori di energia elettrica sulla base del presupposto che la sola iniziativa privata non avrebbe potuto far decollare un settore ancora agli albori.
Si stabiliva quindi il principio in base al quale l’energia prodotta con le rinnovabili sarebbe stata comprata dallo Stato a prezzi sensibilmente maggiori rispetto a quelli di mercato.

Ma già nei concitati mesi del governo Amato, qualcuno colse la palla al balzo per inserire nel provvedimento una provvidenziale postilla in base alla quale lo Stato avrebbe comprato a prezzi “gonfiati” non più soltanto l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ma anche quella prodotta “da fonti assimilate alle rinnovabili”.
Non un vero e proprio colpo di mano, a dire il vero, perché il CIP6, come delibera, recepiva orientamenti vecchi di almeno dieci anni, dato che il concetto di “energia rinnovabile o assimilata” si ritrova già nella legge 308/82 approvata dal Parlamento su impulso del governo Spadolini.

Cosa rientra nelle cosiddette fonti “assimilate” alle rinnovabili? Di sicuro gli impianti di cogenerazione, quelli che utilizzano calore di recupero, fumi di scarico e altre forme di energia recuperabile in processi produttivi, nonché quegli impianti che utilizzano lo scarto di lavorazione delle raffinerie, il micidiale “TAR”, così come i rifiuti bruciati nei cosiddetti termovalozzatori.

Insomma, il CIP6 si trasforma ben presto in un contributo tutt’altro che volontario e consapevole degli italiani allo sviluppo di modalità di produzione dell’energia che ben poco hanno a che fare con gli intenti dichiarati di favorire le rinnovabili: tra l’altro la direttiva europea 2001/77/CE contempla il concetto di fonte rinnovabile e non quello, tutto italiano, di “fonte assimilata alle rinnovabili”.

Il CIP6 ha contribuito a incentivare la “moda” degli inceneritori: durante l’emergenza rifiuti in Campania, almeno due governi, di segno opposto, hanno concesso deroghe al processo di revisione degli incentivi alle fonti “assimilate”. L’iniziale limitazione dei CIP6, prevista nella legge Finanziaria 2007 “agli impianti già realizzati e operativi”, è stata dunque sorpassata dall’approvazione di norme a carattere emergenziale, come la legge n.210 del 2008 recante “misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania”, con le quali si estendevano gli incentivi CIP6 ai “futuribili” inceneritori campani nella speranza che i bandi non andassero deserti. Gli anni della giunta Caldoro sono stati difficili, con pencolamenti tra la possibilità di costruire nuovi termovalorizzatori (Giugliano e Napoli nord) e dichiarazioni di senso opposto che tenevano conto dei buoni risultati della raccolta differenziata. Ricorsi e controricorsi alla giustizia amministrativa, comitati civici, prese di posizione di sindaci locali (compreso quello napoletano De Magistris) hanno portato a una sostanziale identità di vedute tra la vecchia giunta e il nuovo presidente(?) della Campania, De Luca, nettamente sfavorevole alla costruzione di nuovi inceneritori. Il sospetto è che in assenza di incentivi CIP6 le attività degli inceneritori risulteranno sempre meno sostenibili dal punto di vista economico.

Il rapporto tra differenziata e termovalorizzatori, poi, sembra essere particolarmente controverso: in teoria, tenendo conto anche delle direttive europee sul punto, la costruzione dei termovalorizzatori dovrebbe essere solo l’ultima ratio, in un contesto di gestione del ciclo rifiuti capace di incentivare la raccolta differenziata e il riciclo. Al contrario, con le “entusiastiche” politiche locali volte a privilegiare i termovalorizzatori, si giunge al paradosso di dover, in qualche modo, “limitare” la differenziata per giustificare la costruzione degli inceneritori.

E’ un po’ quello che si sospetta possa succedere con il termovalorizzatore di Tossilo, che verrà “potenziato” secondo gli intenti, anche qui “bipartisan”, della politica sarda. Ci si domanda, appunto, se l’implementazione dell’inceneritore di Macomer non sia in contraddizione con un auspicato potenziamento della raccolta differenziata: più differenziata significa meno materia prima per gli inceneritori, considerando anche una attività economica e uno spopolamento delle zone interne che non porterà ad aumenti nella produzione di rifiuti. E poi, si è provveduto a individuare le discariche? Anche qui le risposte sono evasive. Addirittura si dice: “Partiamo con il potenziamento dell’inceneritore” e poi si vedrà. Una gran fretta di “potenziare” un inceneritore di cui non si conosce bene l’utilità, l’utilizzo futuro, e di cui si ignorano i futuri siti di stoccaggio.

E’ chiaro che la “moda” degli inceneritori, produttori di energia, ma allo stesso tempo “fornaci” nel quale bruciare un po’ di tutto, cozza con il potenziamento della raccolta differenziata, con i processi di lavorazione dei materiali recuperati dalla raccolta stessa (con ricadute economiche non sottovalutabili) e con una gestione razionale, trasparente, del ciclo rifiuti. Soprattutto fa a pugni con la soppressione degli incentivi CIP6 che avverrà nel 2020. Nel frattempo, secondo il presidente dell’Autorità per l’energia, Guido Bordoni, il meccanismo di incentivi sarà costato ai cittadini, per il solo periodo 2001-2020, qualcosa come 30 miliardi di euro.
Avanti con la abolizione del Cip6, dunque, ma con calma.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha, infatti, più volte prorogato i termini per le risoluzioni volontarie e anticipate delle convenzioni Cip6.

Da SardegnaBlogger, giugno 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: